Vite di guarigione svitata
La vite di guarigione, anche nota come pilastro di guarigione, si avvita all’impianto dentale per guidare la guarigione e, soprattutto, l’adattamento dei tessuti gengivali circostanti. La vite di guarigione di solito viene posizionata a seguito di un intervento di implantologia per un tempo determinato per poi essere sostituita dal dente definitivo. Si tenga presente che la vite di guarigione svitata rappresenta un problema e se questa evenienza dovesse verificarsi il consiglio è andare il prima possibile dal dentista per capire il da farsi. La vite di guarigione serve infatti a preparare il sito per l’inserimento della sovrastruttura e a modellare il tessuto molle che circonda l’impianto dentale. Il dentista dovrà scegliere la vite più appropriata in base allo spessore della mucosa. Ad esempio solitamente si scelgono delle viti di guarigione ampie per rimodellare il tessuto molle di molari e premolari. In caso di vite di guarigione svitata è opportuno non cercare delle soluzioni fai da te ma affidarsi subito al consulto del professionista. Si può continuare la lettura per avere maggiori informazioni sugli impianti dentali e sulle viti di guarigione in generale.
Vite di guarigione: che cos’è?
Una vite di guarigione svitata o la caduta vite di guarigione sono problemi importanti che dovranno essere affrontati per tempo. Una vite di guarigione può anche rompersi all’interno degli impianti e questa è una delle problematiche che si presentano con una certa regolarità. Quando una vite dell’impianto si rompe questo può causare il fallimento anche di mesi di sacrifici. L’implantologia del resto è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della sostituzione degli elementi dentali persi con delle radici artificiali in titanio dette appunto viti. L’applicazione di un impianto dentale richiede quindi sempre un intervento chirurgico per l’inserimento delle viti nell’osso. L’implantologia può essere post-estrattiva immediata se viene consegnata al paziente una protesi non rimovibile entro 24 o 48 ore dall’intervento. C’è anche l’implantologia posticipata che prevede che si debba aspettare la guarigione dell’osso dove si trovava il dente. Di solito in questi casi si può aspettare anche 3 mesi per quanto riguarda la mandibola, 5 mesi per la mascella e anche fino a 10 mesi per un innesto osseo. Anche il carico delle viti potrà quindi essere di tipo immediato o posticipato e verrà eseguito avvitando o cementando i denti agli impianti. Veniamo ora ai casi in cui il carico è differito e che prevedono l’esecuzione di un secondo intervento così da esporre gli impianti e renderli accessibili mediante la vite di guarigione. Come suggerisce l’idea stessa la vite di guarigione potrà essere avvitata o svitata all’occorrenza. Il dentista sceglierà il modo migliore di procedere sulla base di tutta una serie di fattori soggettivi che includono la qualità dell’osso, la presenza delle infezioni, l’inserimento degli innesti ossei e il tipo di riabilitazione estetico-protesica scelta per ogni paziente.
Cosa fare se la vite di guarigione si svita?
In caso di perdita vite di guarigione (o di vite di guarigione svitata) è ovviamente sempre consigliabile non cercare rimedi improvvisati e andare il prima possibile dal proprio dentista per capire come procedere. Bisogna anche tener presente che purtroppo gli impianti dentali possono anche fallire. Bisogna però chiarire che se l’intervento viene eseguito con precisione e attenzione si potrà evitare il fallimento dell’intervento almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Di solito il fallimento dell’impianto si verifica per responsabilità del paziente che ha una scarsa cura dell’igiene orale o non esegue le visite di controllo richieste. Dopo un impianto dentale bisognerebbe anche smettere di fumare, cosa che non fa quasi nessuno con il risultato che la bocca torna in brutte condizioni abbastanza rapidamente. In caso di vite di guarigione svitata è comunque bene non preoccuparsi e cercare di evitare di mangiare dal lato dell’impianto facendo degli sciacqui con il collutorio così da tenere sempre accuratamente disinfettato il cavo orale. In generale comunque, se il paziente segue uno stile di vita sano e dedica il giusto tempo alla pulizia dentale quotidiana, un impianto può durare anche per tutta la vita.
Fallimento impianto dentale: cosa lo determina
Abbiamo già detto che, in condizioni ottimali, gli impianti dentali possono durare una vita. Purtroppo però in determinate condizioni bisogna fare i conti con il fallimento implantare. Esistono diversi motivi che possono spiegare un fallimento implantare, si va dalla mancata osteointegrazione fino a scarsa igiene orale. Di solito comunque circa il 95% degli impianti dentali ha successo. I campanelli d’allarme a cui fare attenzione per riconoscere per tempo un fallimento implantare sono di solito gonfiore, dolore e sanguinamento della zona interessata, presenza di sapore metallico in bocca e una evidente mobilità della protesi fissa. Qualora si dovesse ravvisare uno di questi sintomi sarebbe opportuno contattare subito un odontoiatra per sottoporsi a controlli dettagliati. In caso di vite di guarigione svitata non ha quindi alcun senso fare finta di nulla in quanto il fallimento implantare potrebbe essere una diretta conseguenza.
Vite di guarigione: che cos’è?
Una vite di guarigione svitata o la caduta vite di guarigione sono problemi importanti che dovranno essere affrontati per tempo. Una vite di guarigione può anche rompersi all’interno degli impianti e questa è una delle problematiche che si presentano con una certa regolarità. Quando una vite dell’impianto si rompe questo può causare il fallimento anche di mesi di sacrifici. L’implantologia del resto è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della sostituzione degli elementi dentali persi con delle radici artificiali in titanio dette appunto viti. L’applicazione di un impianto dentale richiede quindi sempre un intervento chirurgico per l’inserimento delle viti nell’osso. L’implantologia può essere post-estrattiva immediata se viene consegnata al paziente una protesi non rimovibile entro 24 o 48 ore dall’intervento. C’è anche l’implantologia posticipata che prevede che si debba aspettare la guarigione dell’osso dove si trovava il dente. Di solito in questi casi si può aspettare anche 3 mesi per quanto riguarda la mandibola, 5 mesi per la mascella e anche fino a 10 mesi per un innesto osseo. Anche il carico delle viti potrà quindi essere di tipo immediato o posticipato e verrà eseguito avvitando o cementando i denti agli impianti. Veniamo ora ai casi in cui il carico è differito e che prevedono l’esecuzione di un secondo intervento così da esporre gli impianti e renderli accessibili mediante la vite di guarigione. Come suggerisce l’idea stessa la vite di guarigione potrà essere avvitata o svitata all’occorrenza. Il dentista sceglierà il modo migliore di procedere sulla base di tutta una serie di fattori soggettivi che includono la qualità dell’osso, la presenza delle infezioni, l’inserimento degli innesti ossei e il tipo di riabilitazione estetico-protesica scelta per ogni paziente.
Cosa fare se la vite di guarigione si svita?
In caso di perdita vite di guarigione (o di vite di guarigione svitata) è ovviamente sempre consigliabile non cercare rimedi improvvisati e andare il prima possibile dal proprio dentista per capire come procedere. Bisogna anche tener presente che purtroppo gli impianti dentali possono anche fallire. Bisogna però chiarire che se l’intervento viene eseguito con precisione e attenzione si potrà evitare il fallimento dell’intervento almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Di solito il fallimento dell’impianto si verifica per responsabilità del paziente che ha una scarsa cura dell’igiene orale o non esegue le visite di controllo richieste. Dopo un impianto dentale bisognerebbe anche smettere di fumare, cosa che non fa quasi nessuno con il risultato che la bocca torna in brutte condizioni abbastanza rapidamente. In caso di vite di guarigione svitata è comunque bene non preoccuparsi e cercare di evitare di mangiare dal lato dell’impianto facendo degli sciacqui con il collutorio così da tenere sempre accuratamente disinfettato il cavo orale. In generale comunque, se il paziente segue uno stile di vita sano e dedica il giusto tempo alla pulizia dentale quotidiana, un impianto può durare anche per tutta la vita.
Fallimento impianto dentale: cosa lo determina
Abbiamo già detto che, in condizioni ottimali, gli impianti dentali possono durare una vita. Purtroppo però in determinate condizioni bisogna fare i conti con il fallimento implantare. Esistono diversi motivi che possono spiegare un fallimento implantare, si va dalla mancata osteointegrazione fino a scarsa igiene orale. Di solito comunque circa il 95% degli impianti dentali ha successo. I campanelli d’allarme a cui fare attenzione per riconoscere per tempo un fallimento implantare sono di solito gonfiore, dolore e sanguinamento della zona interessata, presenza di sapore metallico in bocca e una evidente mobilità della protesi fissa. Qualora si dovesse ravvisare uno di questi sintomi sarebbe opportuno contattare subito un odontoiatra per sottoporsi a controlli dettagliati. In caso di vite di guarigione svitata non ha quindi alcun senso fare finta di nulla in quanto il fallimento implantare potrebbe essere una diretta conseguenza.
